Enrico Vedovini: “La Giostra è parte della mia vita, ma non mi manca”

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foto: Vedovini

Ho avuto l’onore di intervistare quello che per me è sempre stato un Cavaliere di nome e di fatto, Enrico Vedovini, 40 giostre, 12 lance vinte sempre in bianco verde. Alla domanda se gli manca la piazza, come pensavo risponde di si, 25 anni di vita dedicati a questa passione e a questi colori, esperienza vissuta con gioia e piacere. Fare il giostratore per lui era un ruolo che lo appassionava ed è stato quindi difficile lasciare, ma non condividendo appieno le scelte del suo quartiere, gli impegni lavorativi sempre più gravosi e il voler evitare guerre intestine, lo ha portato all’amara decisione.

Durante la sua carriera, lunga e gloriosa, ricorda con affetto e stima la chiamata ricevuta da Edo Gori, che quando ancora era alle prime armi voleva portarlo a Santo Spirito, ma trovandosi in un bel gruppo, decise di rimanere a Sant’Andrea. Nel 2006, in un momento non proprio sereno tra i bianco verdi, venne chiamato da Porta Crucifera, ci fu una certa volontà di cambiare, ma cadde il consiglio rosso verde, fu commissariato, quindi rinnovò e rimase a Sant’Andrea. Lo scorso anno, in autunno, ha avuto un incontro con i dirigenti di Porta Crucifera, ma poi non è stato fatto nulla, forse per la mancata volontà delle dirigenza, quindi di comune accordo non sono arrivati in fondo.

Forte sostenitore delle novità, tra le quali accorciare le prove, che ha sempre ritenuto lunghe e noiose .”Le prove si fanno a casa – dichiara in modo scherzoso – i giostratori sono talmente preparati che ridurle era necessario, l’introduzione della prova simulata, che regala anche spettacolarità al pubblico, è di sicuro una cosa positiva”.

In merito alla vittoria bianco verde di giugno ribadisce che il quartiere non era più quello degli anni passati, prendendo Martino Gianni hanno dimostrato le teorie che Vedovini esponeva da tempo, sulla mancanza di metodo. Martino, prendendosi delle responsabilità, ha riportato ordine e concentrazione, la dimostrazione è la vittoria di giugno, come ha fatto a Santo Spirito, cambiando ciò che era necessario, riducendo l’approssimazione, come solo questa figura è in grado di fare, accentrando tutto su di se.

A giugno Vedovini è stato convocato dal consigliere delegato alla Giostra Bertini e dal veterinario addetto alla Giostra per testare la lizza dopo l’annullamento della prova generale di giugno, cosa che non l’ha entusiasmato, “perché l’annullamento è la dichiarazione che la lizza è poco praticabile. La Giostra è stata corsa su lizze in condizioni peggiori”. Vedovini ha deciso di fare la prova anche per rispetto nei confronti di Roberto Gottarelli, veterinario da lui molto stimato.

L’ambiente Giostra non gli manca, ma è parte della sua vita, sicuramente non riuscirà a rimanerne fuori, c’è la voglia di trasmettere ai giovani o ad un altro quartiere questa passione ma è impegnativo e necessita di fiducia, lo farebbe solo in un ambiente pronto, sa cosa è la giostra, come va affrontata e ciò che serve, essendo professionale e con le idee chiare crede che siano proficui solo percorsi costanti e coerenti.

“Scoprire nuovi giostratori non è facile perché i giostratori si scoprono solo dentro i quartieri, i giovani hanno poca possibilità di mettersi in mostra, non basta che si allenino in luoghi privati in cui nessuno può notarli, necessitano di impegno e dedizione nei loro confronti”. Sta seguendo, insieme a Vernaccini, suo figlio Giulio, costruendolo passo dopo passo, nei quartieri questo viene meno, perché si guarda al risultato e alla crescita immediata.

intervista di Elisa Capponi