Secondo appuntamento con gli articoli dedicati alla storia delle nobili casate del contado. Oggi è il turno di Porta del Foro e vi racconterò la storia di due importantissime casate medievali, quella dei Cattani della Chiassa e quella dei Conti Guidi di Romena.
Cattani della Chiassa
Partendo dall’etimologia del cognome della famiglia Cattani questo sembra derivare dal termine latino capitaneus, capitano, che andava ad indicare piccoli feudatari locali che esercitavano il potere su territori limitati, in questo caso sul territorio della Chiassa, a nord di Arezzo.
I Cattani della Chiassa furono protagonisti delle vicende politiche e militari di Arezzo tra il XII e il XIV secolo, un periodo caratterizzato principalmente dal grande conflitto tra i guelfi e i ghibellini. La famiglia non dimostrò mai una fede salda verso l’una e l’altra parte ma si trovò a parteggiare per la fazione al momento al comando in modo da assicurarsi il perdurare del controllo sui propri domini. Nel loro “momento ghibellino” parteciparono anche a uno dei momenti più importanti, e triste al tempo stesso, combattendo nella battaglia di Campaldino nello schieramento aretino. Nonostante la sconfitta però la famiglia non ebbe ripercussioni sulla propria importanza, a differenza di altre casate, e seppe mantenere forte il proprio ruolo di potere sul territorio. Questo fu sicuramente favorito dai numerosi possedimenti tra Casentino e Valdarno che gli assicuravano un controllo strategico sulla viabilità tra Arezzo e Firenze. Inoltre, il controllo del territorio non era solo una questione militare, ma anche economica. La famiglia si occupava della gestione delle risorse agricole, dei dazi sui commerci locali e delle relazioni con i contadini e le comunità vicine.
Come molte famiglie nobiliari medievali i Cattani della Chiassa mantennero stretti legami con la Chiesa. Alcuni membri della famiglia ricoprirono incarichi ecclesiastici, mentre altri contribuirono al finanziamento di opere religiose e pievi locali, il tutto per garantire alla propria famiglia protezione e legittimazione dei propri domini. Tra i membri della famiglia che intrattennero questo tipo di rapporto il più importante è sicuramente il Conte Orlando Cattani, signore di Chiusi della Verna, che nel 1213 donò ufficialmente il sacro monte a San Francesco d’Assisi.
Il declino dei Cattani anche in questo caso coincide con l’affermarsi del potere dei Medici. La famiglia venne pian piano disgregata sia a livello territoriale che a livello di discendenze costringendo alcuni rami a fondersi con altre famiglie o ad addirittura sparire.
Lo stemma della famiglia che possiamo vedere sfilare ancora oggi in Giostra è “D’oro, a tre quadrati di nero, posti due in capo ed uno in punta, col capo dell’Impero”.
Conti Guidi di Romena
I conti Guidi furono una delle più importanti casate dell’Italia centrale nel corso del Medioevo.
Conosciuti come Conti palatini di Toscana,[1] dominarono su gran parte della Toscana, della Romagna e dell’Emilia. Non si hanno notizie storiche precise sulla nascita della famiglia dei Guidi. Probabilmente erano di origine longobarda e qualche storico sostiene addirittura fossero imparentati con l’imperatore Ottone I. La loro zona di origine è da individuare nell’appennino romagnolo, più precisamente a Modigliana, piccolo comune appartenente all’attuale provincia di Forlì-Cesena, dove possedevano un castello e vasti possedimenti.[2] All’inizio del XIII secolo il loro potere era cresciuto in modo esponenziale, anche grazie alle numerose concessioni di terre da parte dell’impero, e i loro domini si erano estesi oltre che in Casentino ed in Romagna, anche nel Mugello, nel Valdarno Inferiore e in Val d’Elsa. Nella metà di questo secolo si può individuare il periodo di massima potenza del Conti Guidi. Nel 1213, con la morte del Conte Guido Guerra III, la famiglia si suddivise in vari rami tra i quali troviamo quello dei Conti Guidi di Romena.
Il castello di Romena, che dà il nome a questo ramo, già esisteva nell’XI secolo e venne acquisito dai Guidi grazie al matrimonio di Tegrimo III con Gisla, figlia del conte di Romena. Questa acquisizione permetterà ai Guidi un effettivo controllo e dominio sulla regione casentinese. Il complesso fortificato comprendeva torri di avvistamento, mura possenti e una serie di strutture residenziali destinate sia alla nobiltà che ai militari. Il castello si svilupperà molto in seguito all’insediamento dei Guidi e raggiungerà la sua massima estensione ed articolazione strutturale nel XIII secolo.
Uno degli episodi più noti legati a Romena riguarda la figura di Dante Alighieri. Il sommo poeta, durante il suo esilio, trovò rifugio presso i Conti Guidi e probabilmente visitò il castello. Nella “Divina Commedia” Dante menziona il falsario Mastro Adamo,[3] che fu giustiziato proprio a Romena per aver coniato monete false per conto dei Guidi. Questo episodio evidenzia il coinvolgimento dei Guidi anche in attività illecite legate all’economia e alla monetazione del tempo. Inoltre, nel VI canto del Purgatorio,[4] viene citato da Dante un altro componente della famiglia dei conti Guidi, ovvero Federigo Novello, figlio di Guido, collocato fra i morti di morte violenta, ucciso probabilmente nel 1289 presso Bibbiena per mano di Fumaiolo di Alberto de’ Bostoli.[5]
Altro possedimento dei Guidi a noi molto caro è ovviamente il borgo di Poppi ed il suo famosissimo castello.
I Conti Guidi consolidarono il loro controllo su Poppi a partire dall’XI secolo sviluppando il borgo come un fulcro strategico sia dal punto di vista militare che economico grazie alla sua posizione strategica situata lungo importanti vie di comunicazione. Il Castello venne edificato tra il XII e il XIII secolo per volere del Conte Simone Guidi e rappresenta uno dei massimi esempi di architettura medievale toscana. Sembra che sia stato progettato da Arnolfo di Cambio l’architetto che qualche anno dopo venne incaricato dal comune di Firenze di progettare il nuovo palazzo dei priori, ovvero Palazzo Vecchio, che molto ricorda la residenza dei Guidi. Il castello oltre che ad avere funzione residenziale era un vero e proprio centro amministrativo del territorio.
Con l’ascesa della Repubblica di Firenze e l’espansione del potere fiorentino nel Casentino i Conti Guidi iniziarono a perdere progressivamente i loro domini. Dopo una serie di conflitti e pressioni politiche nel 1357 il castello di Romena fu ceduto definitivamente a Firenze, mentre Poppi diventerà fiorentino nel 1440, segnando irreparabilmente il declino dell’influenza della famiglia sulla regione.
Lo stemma della famiglia Guidi, che sfila insieme a quello dei Cattani, è “inquartato in decusse d’argento e di rosso”.[6]
Samuele Oroni
Bibliografia
-F. Canaccini, La lunga storia di una stirpe comitale. I Conti Guidi tra Romagna e Toscana, Olschki editore, 2009
-G. Nocentini, Le antiche famiglie di Arezzo e del contado (fra cronaca e storia), Edizioni M.E.M, 1995.
–E. Gamurrini, Istoria genealogica delle famiglie nobili toscane et umbre, Firenze, 1671.
Note
[1] Il titolo di Conti Palatini era uno dei più importanti riconoscimenti del Sacro Romano Impero.
[2] Il castello di Modigliana per la sua grande importanza è stato oggetto di un recente studio archeologico: G. Vannini, C. Molducci, I castelli dei Guidi fra Romagna e Toscana: i casi di Modigliana e Romena. Un progetto di Archeologia territoriale, in F. Canaccini, La lunga storia di una stirpe comitale. I Conti Guidi tra Romagna e Toscana, p.p 189-197.
[3] Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno Canto XXX, vv. 46-90.
[4] Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI, VV. 16-18.
[5] Fumaiolo de’ Bostoli, noto anche come Fumo o Fornaiolo, fu un esponente della nobile famiglia guelfa dei Bostoli, da sempre esponenti della parte guelfa aretina. La famiglia venne anche bandita da Arezzo a causa di questa fede politica ed è in questo periodo di esilio che Fumaiolo uccise Federigo Novello, alleato dei Tarlati di Pietramala, nemici giurati dei Bostoli.
[6] Questo stemma appartiene propriamente al ramo di Romena. Lo stemma originale della famiglia presenta anche un leone al centro.